venerdì 14 dicembre 2012

Crisi: attenzione all'effetto 'spirale discendente'

Credo che, per esseri umani ed animali, la vita non sia mai stata facile e che ciò accada da sempre, fin dalla notte dei tempi: è difficile farsi spazio ed  insinuarsi negli interstizi della natura, cercando di creare un ambiente favorevole alla sopravvivenza.
Peccato poi che abbiamo esagerato e mancato di rispetto, finendo per prendere il sopravvento sull'ambiente, con il rischio di pagare un conto molto salato.
Ora la società sta vivendo una crisi generalizzata che trova coinvolti paesi solidi, fino a qualche anno fa esempio di benessere economico, modernità ed efficienza. 
Questa fase deriva probabilmente da una miriade di fattori e da una serie di interazioni molto complesse fra loro che non è facile intuire, ma certo, anche un'analisi superficiale della questione evidenzia due cause di questo decadimento: la diffusa mancanza di valori etici, nel singolo e nell' uomo di potere, ed una grave miopia intellettuale, cioè l' incapacità di guardare lontano, pensare grande ( non  solo 'in grande ' ) proiettando la mente in avanti, nel futuro ad esempio.
Sono convinta che in questo periodo delicatissimo  occorra fare attenzione all'effetto ' spirale discendente', al mulinello, al risucchio; il degrado morale può richiamare ulteriore degrado, come un vortice...
Le grandi masse di acqua, lo sappiamo, formano talvolta dei gorghi, delle correnti insidiose molto pericolose con grande energia e forza che, ahimè, possono trascinare giù!
La crisi in cui ci troviamo sta generando grandi e gravi disagi sociali e temo che ciò sia estremamente rischioso: spesso il malcontento viene sfruttato e possono prendere il sopravvento idee e personaggi pericolosi, dei quali poi risulta difficile liberarsi...
Visto che siamo sfiancati dagli sforzi, meglio non abbassare la guardia e tenersi lontano dai gorghi!

giovedì 13 dicembre 2012

I ricordi: modalità di utilizzo

Non ho l'abitudine di riguardare le fotografie, neanche quelle delle persone che mi sono care.
Ciò potrebbe dipendere dal fatto che per un lungo periodo della mia vita ho vissuto molto di corsa non trovandone il tempo, ma in realtà, poichè sono convinta che volere è un po' potere, so che non provo particolare interesse per l'attività di rispolvero 'documentale' del passato.
Tutto qui, qualche volta le risposte sono davanti a noi e piuttosto banali.
Ovviamente se capita che alcune foto saltino fuori da qualche cassetto, quasi animate da vita propria, allora mi soffermo con estremo piacere, ma non le cerco mai di proposito.
Magari le cose cambiano: in età da pensione potrei diventare un'appassionata cultrice di questa attività oppure, chissà, rimarrò come adesso: ricca di ricordi molto nitidi senza necessità di supporti cartacei o digitali; vedremo, a volte la vita sorprende!
Credo, che la tendenza a vivere con  intensità le emozioni ed a soffermarsi sulle cose, determini la potenza dei ricordi; mi sono chiesta allora, se la memoria del passato che entra con forza, talvolta con prepotenza, nel nostro presente, sia un valore aggiunto ed un arricchimento personale oppure un abito stretto, un ingombro: nella vita di tutti ci sono momenti difficili, magari sarebbe meglio dimenticarli...
Penso che  dipenda dall'uso che facciamo dei ricordi e del passato.
Spesso, inconsapevolmente, poniamo molti ostacoli davanti al nostro cammino, talvolta siamo i peggiori nemici di noi stessi: rimuginando e censurandoci, limitiamo le nostre possibilità.
Dovremmo imparare a ricordare con un minimo di distacco le fasi buie della nostra esistenza, guardarle con emozioni quasi neutre, osservare senza rimanere prigionieri di ombre, evitando gli antri bui.
Il passato non si può cambiare, meglio allora circoscriverlo, non portandolo nel  presente e rivivendolo con dolore.
Fare buon uso dei ricordi è possibile e dipende da noi.




mercoledì 12 dicembre 2012

L'insostenibile leggerezza dell'essere: forse ho capito


Tanti anni fa ero una divoratrice di libri: finivo di leggerne uno e ne iniziavo immediatamente un altro, anche nella stessa giornata.
Morale della favola, non ricordo quasi nulla di quei testi, confondo titoli ed autori e non sono in grado di riassumerne la trama.
Però ne porto il senso dentro di me.
In quel periodo di letture compulsive, lessi anche ' L'insostenibile leggerezza dell'essere' dell'autore ceco Milan Kundera, libro che, alla pubblicazione nel 1984, aveva fatto scalpore e venne considerato con entusiasmo anche da Italo Calvino.
Non so se ero giovane, immatura, oppure l'ho letto troppo velocemente, magari era difficile... non ci ricavai molto e mi sembrò una serie slegata di vicissitudini amorose delle quali feci fatica a capire il senso.
Alla fine rimasi un po' delusa.
Oggi penso che dovrei rileggerlo e chissà se la maggior saggezza conseguita vivendo, potrebbe aprirmi nuovi orizzonti .
In questi giorni, a conferma che di tutte le esperienze portiamo traccia dentro di noi e che le letture sono sempre arricchimento e fonte di riflessione (anche inconsapevole), alla luce di preoccupazioni che sto vivendo nell'ambito familiare, mi è tornato in mente il titolo, e l'ho trovato davvero poetico e profondo.
Forse significa che le angosce e le ansie che proviamo per chi amiamo, ci fanno sì pesanti, ma   sono il prezzo da pagare per un legame affettivo con qualcuno.
Questa 'pesantezza' rende significativa la nostra esistenza che, altrimenti è effimera e vuota.
Siamo esseri umani capaci di provare amore, oppure animali che dopo il training previsto dalla natura, non sentono alcun legame con i cuccioli che hanno partorito?
Se fossi libera da affetti, non vivrei certe preoccupazioni, ma starei meglio, mi sentirei serena ed appagata?.
Non credo: essere 'leggeri', l'assenza di vincoli e sentimenti è estremamente vacua e rende infelici...la leggerezza dell'essere è insostenibile, appunto.
Allora anche se in questa fase della mia vita ho molte preoccupazioni, provo ad accettarle guardando il futuro mio e dei miei cari con fiducia.
Credo che ci fosse anche un po' di questo in quel libro... forse ho capito qualcosa.

martedì 11 dicembre 2012

Lasciateci liberi ma non lasciateci soli!

In certi periodi della vita accade di sentirsi soli.
A me è capitato molti anni fa, quando ero una giovane ragazza: ho provato una solitudine profonda , un freddo intenso, un vuoto stagno che mi avvolgevano cuore e visceri e non mi abbandonavano mai, diventando particolarmente intensi quando ero in compagnia di altri.
E' avvenuto in seguito a vicissitudini e lutti familiari che mi hanno colto alle spalle, mentre ero impreparata ed in un momento di crescita personale.
Poi il tempo, i miei figli, ed alcune persone care, mi hanno guarito.
Ricordo che in quel periodo difficile, nel tentativo di consolarmi e trovare una via d'uscita al mio malessere, cercavo di ingannare la mente con teorie strambe: talvolta provavo a convincermi che stavo vivendo una condizione di privilegio, che non ero sola, ero soltanto libera, libera da vincoli, obblighi e doveri parentali...
Funzionava ?
No, ero sofferente ma non sciocca, sapevo e soprattutto sentivo che quella non era libertà, ma soltanto solitudine, indifferenza e vuoto intorno a me.
Oggi credo che queste considerazioni  facilmente applicabili nell'ambito personale e familiare si possano estendere anche nel più ampio  contesto sociale.
Sto pensando a quei poveri adolescenti, alle giovani madri emarginate e ad alcuni anziani di cui sentiamo parlare nei notiziari: tentati suicidi, suicidi, gesti estremi più o meno falliti.
Forse non dovremmo fermarci alle spiegazioni, talvolta superficiali, che i mass media ci propongono:  miseria, difficoltà, disoccupazione, separazioni ed altro stanno a monte, certo, ma non facciamoci ingannare.
Credo che esista una matrice comune in tutte queste storie apparentemente lontane fra loro: una profonda solitudine sociale.
Chissà quanti di questi sfortunati esseri umani desiderano realmente uccidersi per interrompere un livello di sofferenza divenuto insostenibile... forse fra tutti loro ci sono persone che hanno solo un grande bisogno di attenzione.
Potrebbe essere il tentativo di farsi notare, come dire: ' Ehi, società mi vedi? Ci sono anche io e sto male!'
Spesso è fastidioso frequentare ed aiutare gli sfortunati e chi soffre, disturba il quieto vivere del singolo, collide con il benessere psico-fisico, rende insicuri, fa pensare e, soprattutto, non è gratificante dal punto di vista economico.
Poi, e questo è ben noto agli uomini di potere, emarginati e poveri  non finanziano le campagne elettorali, né offrono vacanze sontuose, non rendono famosi e non ricambiano i favori.
Occuparsi di loro è faticoso, impegnativo e frustrante, distoglie dalle luci della ribalta e dalla rassicurante routine quotidiana.
Meglio contenere i costi e gli sforzi, ignorare le difficoltà del prossimo e pensare al proprio utile.
Ma... per favore, lasciateci liberi ma non lasciateci soli !

lunedì 10 dicembre 2012

Elogio della diversità

Da sempre, nelle fasi di grandi cambiamenti sociali o scoperte tecnologiche, introduciamo nella lingua parlata nuovi termini, neologismi appunto, per esprimere movimenti culturali, correnti artistiche, generi musicali, atteggiamenti o mode che si vanno diffondendo.
I termini coniati possono essere divertenti ed intuitivi, pensiamo per esempio alla parola  'scapigliati' che si riferisce a quel gruppo di giovani ribelli nei pensieri e nelle chiome, che, nella seconda metà dell''800, tentarono di scalzare l'ipocrisia ed il conformismo borghese, oppure, per ricordare qualcosa di più attuale, ai 'girotondini' dei primi anni del XXI secolo.
Accade poi che una 'lingua viva', nel suo moto solidale con la storia dell'uomo, si ritrovi con termini esistenti, che mutano di significato, assumendo sfumature leggermente diverse: le variazioni  possono essere anche marcate e virare verso accezioni particolari, più o meno  positive.
Qualche tempo fa, il termine 'diversità', era comunemente usato insieme ai sinonimi  'differenza' e 'varietà'; mi chiedo se, nel linguaggio attuale, non sia utilizzato con estrema parsimonia, maneggiato con circospezione ed evitato quando possibile.
Non sarà in corso un'operazione di screditamento, un intento discriminatorio di questa parola?
Si sta forse 'ghettizzandola', riducendone via via il significato fino ad attribuirle un concetto un po' sinistro e lievemente dispregiativo?
Mi riferisco a quella pubblicità di una banca che suonava così: 'la mia banca è differente'; perchè non è stato usato lo slogan ' la mia banca è diversa'?
Credo che il termine 'differente' sia più soft, amichevole, meno insidioso: 'differente' significa simile, che differisce solo di poco mentre 'diverso' può far paura, evocare scenari pericolosi  e minacciosi.
Quante paure ci affiorano pensando a qualcosa o qualcuno diverso dalla massa...
Essere omologati, uguali, copie di un modello è semplice per il mediocre e gradito alla società che ci strumentalizza: non riserva sorprese, è consueto, prevedibile e conforme, una garanzia!
Ma allora come è possibile progredire, l'evoluzione, lo sappiamo, passa per la diversità.
E poi, ci conviene la paura del nuovo ?
E' così bello e perfetto il nostro presente ?
Penso che accettare tutto ciò che è dissimile da noi ed allargare le maglie della rete, sia aprire le prospettive; sono convinta che confrontarsi con la diversità di colori, lingue, razze, culture ed ideologie ci  rinforzi ed arricchisca la specie.
Ricordiamo che le dittature si sono affermate con la soppressione della diversità, della libertà di pensiero, le guerre sono state compiute in nome di una presunta superiorità etnica o religiosa.
Meglio fare attenzione!


domenica 9 dicembre 2012

Il silenzio dei giusti

Il mondo è pieno di giusti, persone appassionate che fanno molto più del  loro dovere, si assumono quotidianamente responsabilità, credono nell'importanza del contributo individuale, sono disponibili all'ascolto, giudicano con benevolenza, non lesinano forze e risorse personali, perseguono il miglioramento; insomma non si risparmiano.
Solitamente hanno garbo naturale, profondo senso della dignità, discrezione, non amano farsi notare, prevaricare e stravincere .
Non perseguono interessi personali, né cercano fama e denaro con accanimento, non rubano e non sono interessati alle lusinghe.
Mai raccomandati da chicchessia, capita che non occupino ruoli di grande rilievo, quando accade ( e meno male che qualche volta accade ) sono spesso invisi e poco graditi a causa delle loro qualità fuori del comune, che disturbano i mediocri.
Si sa, in Italia la meritocrazia è malvista!
Talvolta, ma non sempre, sono timidi e si muovono in punta di piedi; alcuni vivono un po' ritirati perchè il mondo, per i loro gusti, è po' troppo rumoroso .
Fanno mille professioni: medici, autisti, insegnanti, giornalisti, operai, avvocati, contadini, ricercatori, infermieri, volontari, badanti, dirigenti, idraulici...
Sono di tante nazionalità e colori: neri, bianchi, gialli.
Parlano svariate  lingue.
Tutti quanti hanno un tratto comune: sono creature meravigliose!
Peccato che facciano così poco rumore, discreti e riservati come sono...
Ma, va bene così!

sabato 8 dicembre 2012

Una mamma imperfetta

Vivo la maternità molto pienamente e con grande convinzione.
Adesso che i miei figli sono grandicelli, l'interesse per loro è lo stesso di quando sono nati, mentre amore ed apprezzamento sono cresciuti esponenzialmente.
Mi piace sapere cosa pensano del mondo, della società e della politica, capire se sono sereni o vivono un momento di cruccio, se si accettano e si gettano nella mischia accogliendo gli altri, o rimangono al palo timorosi.
Evito domande eccessivamente personali, poichè sono convinta che il giardino segreto di ognuno di noi debba rimanere inviolato, scherzo e gioco con loro anche su argomenti poco convenzionali, brontolo (anche molto) se penso sia giusto, non interferisco più di tanto con le loro scelte, e, visto i punti di vista diversi , non sempre è facile.
Non li assillo con le mie preoccupazioni, non pretendo facciano compagnia a genitori e parenti nelle feste comandate, non sono mai stata servile né mi propongo come zerbino: voglio che rispettino le donne.
Ho insegnato tutto ciò che so fare,  convinta che così  partiranno avvantaggiati .
Anche mentre ero piena di dubbi, ho detto loro che si può riuscire a cavarsela ed è quasi tutto possibile purchè lo si voglia veramente, che occorre agire, tenendo basso il volume delle paure che ronzano dentro di noi, non li ho protetti troppo dai fallimenti, dal prossimo, dalle delusioni...
Talvolta nei periodi bui, quando avevo mille insicurezze, ho commesso molti errori: non ho rinforzato abbastanza la loro autostima, ho alzato la voce, e mi sono mostrata nervosa.
La mia ambizione è stata, ed è tuttora, di esserci con discrezione, di offrire un servizio ' h 24 ' ma non rappresentare una presenza ingombrante e sfacciata che riempie lo schermo,  di  promuoverne l' indipendenza, di sostenerli lasciandoli protagonisti.
Ho sempre pensato che la loro intelligenza ed il sano senso critico, avrebbero nel tempo  evidenziato i limiti di noi genitori, i lati miseri e le inevitabili grettezze; per questo non li ho mai ingannati e mi sono sempre posta con modestia, come un essere imperfetto e difettoso, ma pieno di amore.
Io ed il mio compagno siamo stati umili, i miei  figli saranno indulgenti.